La vastità dei contenuti del Taijiquan stile Chen è tale che
risulta vano il tentativo di stilarne un elenco.
Sarebbe sminuente riportarne solo l’apparato tecnico poiché quanto di più prezioso è il contenuto culturale che può essere valorizzato come conviene solo se analizzato approfonditamente e vissuto parallelamente nella pratica. La filosofia che ha dato vita al Taijiquan deve essere motivo di attenzione e profonda riflessione ma non può essere compresa se non attraverso il confronto pratico. Posso con certezza affermare che tale approccio si allontana dalle consuetudini occidentali con cui si pensa la cultura e la si separa dalla pratica, soprattutto quando si parla di attività dove il corpo è implicato. Nel caso di questa disciplina si rende necessaria l’adozione di un diverso modo analitico per giungere ad una comprensione completa dei suoi contenuti e per riuscire a trarne i benefici ed i suggerimenti.
Potrei parlarvi delle concatenazioni, le cosiddette forme
attraverso le quali vengono divulgati i contenuti tecnici, potrei enunciare le
modalità di allenamento, la pratica della spada e tanti altri aspetti, ma tutto
risulterebbe scarno e mancante del prioritario valore culturale che fa del
Taijiquan un modello comportamentale di inaudita preziosità. Fatto certo è che
praticare Taijiquan solo come “ginnastica dolce”, e tantomeno come sport, è un
modo distorto e limitativo che non permette di conseguire veramente tutti i
benefici di cui esso è propositore, e non parlo di quelli solo suggeriti per la
salute, ma anche quelli per l’equilibrio delle funzioni della mente e le
capacità cognitive di grande interesse individuale e sociale.
Pertanto posso rivolgermi a chiunque voglia avvicinarsi al
Taijiquan e suggerire di affrontarlo nella sua completezza tecnica, di
filosofia di vita e quale strumento per il beneficio salutare. Per quanto mi
riguarda è solo in tal modo che conduco il mio impegno divulgativo.


