La modalità didattica con cui si sviluppa il percorso del
D.A.C. apre le porte ad una nuova cultura dell’autodifesa e ad una diversa valutazione
delle componenti che concorrono alla sua realizzazione.
“Prima di tutto viene la significazione dell’autodifesa e di
come essa deve essere affrontata”.
Infatti, parallelamente all’apprendimento della tecnica, viene
posta particolare attenzione alla psicologia dell’aggressione, alla capacità di
controllo delle emozioni e dello stato di agitazione, all’analisi dell’atteggiamento
e del comportamento, alla gestione del respiro ed alla capacità di valutazione
delle condizioni ambientali, fino ad una importante considerazione dell’anatomia
strutturale. Si tratta di fattori irrinunciabili che prevalgono sulla sola fisica
reazione e senza i quali essa viene resa vana nella maggior parte delle situazioni.
Ciò comporta uno studio approfondito, del quale non si può
fare a meno data la delicatezza dell’argomento e che sottolinea una decisa
e necessaria impronta culturale, una modalità che va ben oltre alla consuetudine puramente
fisico-tecnica con cui l’autodifesa viene affrontata nella maggior parte dei
casi.
La varietà delle tipologie di aggressione si manifesta in un’ampia
estensione di condizioni ambientali e comportamentali, dalle più disparate
situazioni stradali alle mura domestiche, dall’ambiente lavorativo a quello
scolastico, dal tentativo di violenza preavvisata con lo scontro verbale a
quella silente ed inaspettata.
Fatto è che per saper reagire a tali situazioni è necessaria
una meticolosa preparazione che deve indurre ad una notevole capacità di
controllo, di scelta e soprattutto ad una fondamentale abilità nella gestione
dello stato di agitazione e del dispendio energetico. Non basta saper tirare
qualche calcio e pugno o eseguire una proiezione.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico posso anticipare che
il D.A.C. analizza tutto ciò che concerne le situazioni di aggressione a
distanza ravvicinata, il “corpo a corpo”, ovvero quelle che ricalcano le realistiche
e più soventi condizioni derivanti da una aggressione.
Sicuramente il metodo è adatto a uomini e donne di qualsiasi
età, poiché si fonda sul principio della facilità di esecuzione, senza
precludere la più concreta efficacia. Ogni aspetto del D.A.C. è stato da me
sviluppato sul concetto della realizzazione dell’azione con il minor dispendio
della forza fisica, attraverso la cedevolezza, la strategia e la raffinatezza
della tecnica, cardini irrinunciabili per la realizzazione della difesa e della
capacità di gestione in tutte le situazioni di aggressione ed adottabili da
qualsiasi persona.
Salvaguardare la personale ed altrui incolumità significa
saper riconoscere l’intrinseco valore del termine “vita” in quanto preziosa
opportunità di sviluppo armonico dell’umana esistenza.
Proprio su tale consapevolezza si fonda il concetto del
controllo in quanto capacità di destreggiarsi nei confronti di una aggressione
senza però perdere il senso della misura della reazione.
Quindi l’etica culturale del metodo indica il modo con cui
affrontare il percorso di apprendimento dell’autodifesa, affinché la tecnica abbia
come finalità quella unicamente difensiva, ponendo in primo piano il principio
per cui ogni reazione deve avere come scopo quello di mettere l’aggressore
nella condizione di non nuocere e non di trasformarsi in attività offensiva ed
estremamente violenta.